Ricerca
Studiare ciò che accade, senza perderne il senso.
Le domande di ricerca nascono dalla pratica e dalla curiosità per i processi che attraversano l’esperienza. Riguardano il lavoro clinico, ma anche la supervisione, la formazione e le dinamiche dei gruppi. La ricerca qualitativa permette di seguirne lo svolgimento e il senso per le persone coinvolte, in dialogo con strumenti quantitativi.
Una posizione sulla ricerca
Il ricercatore è parte della ricerca.
Il ricercatore è lo strumento con cui si seleziona una parte del fenomeno e si leggono i dati. La sua presenza attraversa l’intero disegno dello studio, dalla domanda al modo di lavorare con i materiali raccolti. Anche il limite oltre il quale i risultati non permettono di andare dipende dalle sue scelte. Il ricercatore ne è responsabile.
Il rigore nella ricerca qualitativa richiede che ogni passaggio, dalla domanda all’interpretazione, possa essere tracciato nella sua logica e nel suo svolgersi, e discusso. Le conclusioni devono restare proporzionate a ciò che il metodo e i materiali consentono davvero di sostenere.
Studiare la Gestalt richiede un metodo e strumenti adeguati alla sua natura esperienziale, capaci di preservare la soggettività e l’unicità dei processi.
Se viene trasformata in una sequenza di tecniche o in un protocollo uguale per tutti, una parte fondante del lavoro clinico scompare dall’osservazione.
Manifesto
Dalla pratica alla domanda, e ritorno
Molte domande nascono dalla clinica. Altre arrivano dall’esperienza di una supervisione o dall’insegnamento. La ricerca può renderle abbastanza precise da essere studiate; i risultati tornano poi nei luoghi da cui sono nate e possono modificare il lavoro.
Il cambiamento non ha una sola misura
Una persona può soffrire meno e cambiare il rapporto con il proprio mondo e il proprio sentire. Anche le sue scelte possono cambiare, nonché il suo modo di comportarsi. Questi movimenti non hanno sempre gli stessi tempi. Decidere che cosa osservare significa già scegliere quale cambiamento consideriamo importante.
Punti di vista che partecipano
La stessa seduta può lasciare un effetto diverso nel paziente e nel terapeuta. Guardarla da entrambi i punti di vista mostra dove i racconti coincidono e dove divergono. Fa emergere anche aspetti che, presi separatamente, i due racconti lasciano sullo sfondo. Il posto di queste posizioni nella ricerca deve restare visibile.
Metodi diversi per domande diverse
Un punteggio può seguire l’andamento di un cambiamento; una trascrizione può mostrare come prende forma nelle parole e nella relazione. Casi singoli, analisi qualitative, studi naturalistici e studi controllati rispondono a domande differenti. Ogni metodo apre un proprio campo di osservazione.
La soggettività entra nel metodo
Fare ricerca è anche un’esperienza. Il materiale coinvolge chi lo legge e può modificare le sue idee durante l’analisi. Tenere traccia di questi passaggi aiuta a riconoscere il posto del ricercatore nei risultati. La soggettività non viene nascosta: entra nel metodo.
Il dato e i suoi confini
Ogni strumento mette qualcosa in primo piano. Una ricerca deve dichiarare che cosa ha scelto di osservare e da quale idea di persona e di salute nasce la scelta. Va indicato anche il cambiamento cercato e quanto resta meno esplorato. Solo così un dato conserva il proprio valore, senza pretendere di dire più di quanto gli è possibile.
Le regolarità e i casi che non vi rientrano
Le somiglianze tra più percorsi permettono di formulare ipotesi. I casi che prendono un’altra direzione non sono soltanto rumore: possono mostrare il limite di una spiegazione o il peso del contesto. Le differenze rendono percepibile ciò che distingue ciascun percorso, e possono dare vita a nuove domande.
Una tradizione che può cambiare
La ricerca sulla Gestalt rende la pratica osservabile e descrivibile. Permette anche di confrontarla con altre realtà, per capire dove può esserci un dialogo e dove invece restano differenze importanti. Questo confronto può modificare il modo in cui la Gestalt pensa e racconta il proprio lavoro.
DRA · Dialogical Recursive Approach
Il tutto entra nell’analisi.
Il DRA nasce dall’incontro tra fenomenologia e complessità. Considera il materiale come qualcosa con cui il ricercatore entra in relazione. Prima ancora di dividerlo in codici, il testo intero produce un effetto e dà informazioni proprie, spesso di natura diversa da quelle che emergono dalle singole parti.
Come accade tra linguaggio analogico e digitale, le due letture non devono dire per forza la stessa cosa. Il metodo le tiene entrambe nell’analisi. Più ricercatori lavorano sullo stesso materiale e mettono a confronto i loro resoconti. La soggettività non scompare: entra nell’analisi e può essere discussa.
Quale esperienza prende forma?
Senso · intenzione · atmosfera · metafora
Che cosa accade nei passaggi?
Codici · categorie · relazioni · differenze
Incontrare il testo intero
Ogni ricercatore legge tutto il materiale e scrive un resoconto fenomenologico dell’esperienza che ne ricava.
Avvicinarsi alle parti
Il gruppo torna ai passaggi, propone codici e costruisce categorie mantenendo visibili le scelte compiute.
Rimettere gli sguardi in dialogo
Il tutto e le parti possono convergere, divergere o mostrare zone rimaste in ombra. Le differenze vengono conservate e diventano nuove domande.
Leggi l’adattamento italiano del DRA Vai all’articolo scientifico
In questo momento
Ricerche attive.
Oggi sono responsabile della ricerca dell’Istituto Gestalt Firenze e, insieme alla Federazione Italiana Scuole e Istituti di Gestalt (FISIG), coordino la ricerca sulla psicoterapia della Gestalt.
Pazienti, terapeuti, allievi, didatti e supervisori partecipano a progetti diversi. Per ciascuno costruiamo una raccolta dei materiali adatta alla domanda, usando strumenti qualitativi e quantitativi.
Ricerca FISIG
Psicoterapia, supervisione e didattica.
Le prime due linee osservano il lavoro clinico su scale diverse. La ricerca sul processo segue quello che accade seduta per seduta; quella sul percorso osserva come cambia, lungo l’intera terapia, il rapporto della persona con sé stessa e con il proprio mondo. Le altre due riguardano la supervisione e la didattica.
Il processo terapeutico
Dopo ogni seduta il paziente e il terapeuta compilano un questionario HAT (Helpful Aspects of Therapy). Il paziente risponde a partire dalla propria esperienza; il terapeuta prova a rispondere immaginando la posizione del paziente. Subito dopo, il terapeuta annota anche che cosa ha sentito, pensato e fatto durante l’incontro.
Le risposte raccolgono quello che ciascuno ha riconosciuto come utile, significativo o di ostacolo. Per ogni seduta, il confronto permette di vedere se paziente e terapeuta attribuiscono importanza agli stessi momenti e come li vivono.
Ci interessa inoltre il modo in cui un intervento prende posto nella seduta. La tecnica si intreccia con la presenza del terapeuta e con la relazione che, in quel momento, sta vivendo con quella persona.
Il percorso terapeutico
La ricerca accompagna le persone nel tempo. Ogni quattro sedute, una misura standardizzata viene affiancata da domande aperte sul corpo, sulle emozioni, sulle relazioni e sugli episodi che la persona riconosce come significativi.
Le misure raccolte prima e dopo mostrano un andamento. Le domande aperte seguono come il cambiamento è avvenuto e che cosa si è mosso. Permettono anche di vedere gli effetti nelle relazioni e ciò che la persona torna a immaginare.
La remissione di un sintomo è uno dei cambiamenti osservati. Il percorso permette di incontrarne altri e di vedere come si dispongono nel tempo.
La supervisione
La richiesta iniziale e i racconti successivi di supervisore e supervisionato vengono messi in dialogo. Seguiamo come viene presentato il caso e che cosa acquista rilievo durante l’incontro. Ci interessa poi ciò che cambia quando il terapeuta torna al lavoro con la persona.
Una supervisione può rendere visibili i passaggi di una seduta che sembrano essersi bloccati e i nodi personali che il terapeuta incontra nella clinica. La ricerca segue ciò che accade mentre vengono messi a fuoco e l’effetto che la supervisione produce quando si torna in seduta.
La didattica
Al termine dei moduli formativi raccogliamo l’esperienza degli allievi, distinguendo ciò che accade nell’apprendimento teorico da ciò che prende forma negli esercizi, nei lavori corporei e nelle esperienze di gruppo.
Il didatta cura le condizioni nelle quali imparare, ma non può apprendere al posto dell’allievo. Mettere a confronto moduli e istituti permette di osservare che cosa sostiene il passaggio dalla conoscenza alla pratica e come ciascun allievo cominci a farne qualcosa di proprio.
Ricerca IGF
Autobiografie, gruppi e teatro.
Le autobiografie permettono di studiare come il carattere attraversa una storia di vita. Negli altri due progetti l’attenzione si sposta su esperienze che avvengono in gruppo e si sviluppano incontro dopo incontro.
Autobiografia ed Enneagramma
Il progetto estende a più storie di vita il lavoro pubblicato su Phenomena Journal. Nelle autobiografie cerchiamo come emergono i vettori relazionali, le modalità dell’amore e le funzioni caratteriali descritte dall’Enneagramma, senza usare l’enneatipo dichiarato come una risposta già pronta.
Ogni testo viene letto da due versanti. L’analisi fenomenologico-esistenziale segue il vissuto e il senso complessivo del racconto; quella computazionale osserva ricorrenze e connessioni nel linguaggio. I risultati e l’enneatipo dichiarato vengono messi a confronto soltanto in seguito. Gli accordi possono indicare una regolarità. Le divergenze mostrano che cosa ciascuna lettura rende visibile e che cosa lascia fuori. Qui ritorna una logica che attraversa anche il DRA: mettere in relazione letture diverse senza costringerle a coincidere.
Psicoterapia di gruppo
Seguiamo gruppi terapeutici nel tempo raccogliendo l’esperienza dei partecipanti e del conduttore. Ai resoconti delle singole sessioni si affiancano incontri in cui il gruppo può dare insieme una forma a ciò che sta accadendo.
Il cambiamento può riguardare una persona e, nello stesso tempo, il modo in cui il gruppo sta insieme. La ricerca prova a mantenere entrambe le scale, osservando come le voci individuali partecipino alla storia del gruppo e come quella storia torni a coinvolgere ciascuno.
Teatro e crescita personale
Studiamo ciò che accade quando il teatro diventa un’esperienza di crescita personale dentro un gruppo. Dopo ogni incontro raccogliamo il punto di vista dei partecipanti e del conduttore, per osservare come cambia ciò che ciascuno riconosce come significativo.
Il lavoro teatrale permette di sperimentare modi diversi di stare in relazione, coinvolgendo la persona per intero. Le parole si intrecciano con il movimento, gli sguardi e i gesti. La ricerca osserva l’effetto di queste esperienze dentro il gruppo e nella vita fuori dal teatro.
Le origini
Dai piccoli gruppi alla psicoterapia
La mia ricerca è cominciata con i piccoli gruppi. Durante il dottorato all’Università di Firenze ho partecipato al progetto europeo Recognition e costruito modelli matematici per seguire come opinioni e decisioni cambiavano attraverso le interazioni.
Passando alla psicoterapia sono cambiati sia il materiale sia le domande. È rimasta l’attenzione per i processi e per gli effetti reciproci tra le parti. Un modello, anche quando funziona, mostra soltanto una parte del fenomeno e non coincide con ciò che descrive.